Quantitative Easing, la spintarella all’economia che rischia di aumentare gap ricchi-poveri






      Il QuantitativeEasing lanciato dalla Banca Centrale Europea non sarà la panacea per tutti i mali dell’economia.  Sarà una spintarella alla ripresa di un Vecchio Continente un po’ troppo ingolfato. Niente di più. La ‘’leva’’ monetaria – è una delle regole della macroeconomia - da sola non basta a consolidare la crescita. E il primo a saperlo e’ proprio il presidente della Bce, Mario Draghi.

     Lo stimolo che arriverà dalle mosse di Draghi porteranno benefici momentanei a tutta l’economia. Ma gli effetti non saranno uguali per tutti. Potremmo dire che chi possiede ampi patrimoni, alla fine, avrà visto lievitarne il valore mentre chi conta solo sul proprio stipendio magari non verrà licenziato da un’impresa in crisi, ma vedrà ridursi il reddito sia rispetto al costo della vita, sia per effetto del cosiddetto drenaggio fiscale.

       Nel brevissimo periodo gli effetti del Qe sono certamente positivi. I mercati, del resto, ne hanno già in parte scontato i benefici. Se si vuole fare un paragone medico il piano di ‘’alleggerimento quantitativo’’ appare come il cortisone. Prenderlo è inevitabile quando non si riesce a fermare una forte infiammazione. Questo ha l’effetto immediato di coprire alcuni effetti negativi ma non incide sulle cause, può aiutare una ‘’cura’’ rendendola più efficace e meno dolorosa. Non può sostituirsi all’antibiotico.

   PERCHE’ E’ INDISPENSABILE:    Il ricorso a quello che giornalisticamente è stato chiamato il bazooka di Draghi è stato deciso dalla banca centrale per porre un argine al rischio di avvitamento dovuto alla deflazione: in pratica il calo dei prezzi in un contesto di recessione.  La deflazione è uno degli spettri peggiore per crescita e lavoro: la riduzione dei prezzi che segue una contrazione dell’economia ha come effetti quello di creare un avvitamento dei consumi e della produzione, con effetti disastrosi sul fronte del lavoro.

    GLI ACQUISTI DI BOND CHE CREANO MONETA:    E’ proprio per mettere un argine al calo dei prezzi che viene attuato il Quantitative Easing, con il quale la Bce si propone di portare l’inflazione attorno al livello del 2% e di favorire il credito alle imprese superando l’attuale ‘’stretta creditizia’’. Tecnicamente la banca centrale europea acquista titoli di Stato (ma anche pacchetti di altri titoli, come Abs) dalle banche. Per fare questo viene creata nuova moneta: ora non c’e’ più bisogno di stampare nuovi biglietti, basta una ‘’creazione elettronica’’ di denaro che poi viene immesso sul mercato proprio mediante gli acquisti di titoli.

     L’EFFETTO SU TASSI E PRESTITI:    L’acquisto di titoli di Stato consente di ridurre i rendimenti pagati, soffocando eventuali picchi speculativi. Il primo effetto è quindi quello di ridurre i ‘’tassi’’ che si applicano per remunerare questi bond, con un effetto a catena anche sugli altri tassi, quelli applicati sui prestiti e sui mutui. Il secondo effetto è quello di immettere liquidità sul mercato:  le banche che vendono i titoli di Stato avranno liquidità in eccesso e quindi saranno portate a trasferirla alle imprese attraverso i prestiti. Attraverso questa ‘’catena’’ l’economia dovrebbe ricevere una spinta:  al momento infatti proprio il credit crunch è tra le ragioni della brusca frenata registrata negli ultimi anni.

   L’EFFETTO SUI PREZZI:     La maggiore liquidità sul mercato con la spinta dell’economia serve anche a rilanciare i consumi e, per questa strada, con l’aumento della domanda tornano anche a salire i prezzi. Ecco, questo servirà a passare dalla deflazione ad una inflazione ‘controllata’ che la Bce punta a far avvicinare al 2%.

   L’EFFETTO SULL’EURO:    Un altro effetto è legato all’ euro, che con la manovra Bce ha già perso una parte del suo valore e sembra guardare ad una parità con il dollaro. Il maggiore denaro circolante, infatti, fa perdere valore alla moneta europea: questa è un’altra leva per la crescita che passa attraverso le esportazioni . I beni prodotti nei paesi dell’Euro, se acquistati da consumatori dove

    I RISPARMI SUI CONTI PUBBLICI: L’effetto sui conti pubblici degli acquisti dei bond da parte della Bce è meno diretto. L’acquisto di titoli è infatti sul ‘’mercato secondario’’, cioè attraverso le negoziazioni che avvengono dopo che il titolo è stato emesso. Gli interessi pagati dal governo, per emettere titoli di Stato, sono invece quelli ‘fissati’ dall’asta. Ma è chiaro che il calo dei  tassi sul mercato secondario (con miglioramento degli spread) ha effetti anche sulle aste successive. E i risparmi, inutile dirlo, consentono di mettere da parte un tesoretto da spendere per politiche fiscali (e magari per non far scattare l’aumento dell’Iva dal 2016, come previsto da una clausola di salvaguardia dell’ultima legge di Stabilità).

   PER I CITTADINI, AUMENTA DIVARIO TRA RICCHI E POVERI:  Nel brevissimo tempo i benefici ci sono anche per i cittadini: l’arrivo di liquidità sul mercato può aiutare le imprese, ora a corto di finanziamenti, e quindi evitare licenziamenti e ricorso ad ammortizzatori sociali. Ma nel medio termine il solo Qe, se non accompagnato da politiche di riequilibrio, rischia di far lievitare il divario tra ricchi e poveri. Chi può vantare patrimonio con l’aumento dell’inflazione ne vede crescere il valore, mentre il ‘’salariato’’ deve fronteggiare un costo della vita maggiore e anche l’effetto del drenaggio fiscale: le stesse tasse su un salario che ‘’vale meno’’ pesano di più.

     COME COMPENSARE IL QE:  La ‘’spintarella inevitabile’’ del Qe per l’economia deve quindi essere consolidata. Come? Lo stesso Draghi sollecità i governi a fare riforme. Ma anche questa è un’indicazione generica. E’ chiaro che il primo compito del governo è quello di minimizzare gli effetti negativi sui redditi più bassi, con una politica fiscale di sostegno: e finora gli ‘incapienti’ non hanno beneficiato nemmeno del bonus di 80 euro.
     L’altra necessità è quella di rafforzare il sistema imprenditoriale: su questo l’Italia ha già fatto moltissimo – dalla riduzione dell’Irap alla decontribuzione delle nuove assunzioni, dalla riforma della giustizia civile al jobs act – e ora la palla passa agli imprenditori che devono saper sfruttare questa congiunta favorevole (maggior credito, euro competitivo, sconti fiscali) per puntare sull’innovazione di processi e prodotti ma anche sullo sviluppo di reti commerciali che consentano di penetrare su nuovi e più fruttuosi mercati.

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