Il peso delle banche e l'autoassoluzione dei banchieri. Ma i consumatori fanno i conti



          (di Corrado Chiominto)


      Le banche italiane si autoassolvono. Nessuna colpa. Non ci sono istituti salvati con i soldi pubblici, dicono. E il richiamo sulla finanza speculativa - poi - è condivisibile.

     Le parole di Papa Francesco, che se non suonano come una scomunica poco ci manca, vengono infatti guardate come una critica agli eccessi finanziari di altri Paesi. "Il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potrà solo generare nuove crisi dopo una lunga, costosa e apparente cura''.

        Patuelli, presidente dell'Abi e quindi 'Numero 1'' dei banchieri italiani, risponde dall'assemblea dell'Acri, dove le Fondazioni tanno dando battaglia per vedersi garantire da Cdp - controllata al 51% dal Tesoro - un adeguato ritorno in dividendi. Usano per questo la propria compentenza a mantenere alla presidenza Franco Bassanini, apprezzato dal governo ma destinato ad altri incarichi, ostacolando così il rinnovo dei vertici voluto dal Governo.  "Sono d'accordo con Papa Francesco sulle critiche ai salvataggi delle banche con i soldi pubblici - dice Patuelli - e su questo  l'Italia è stata in anticipo sull'enciclica; nè lo Stato nè soggetti pubblici hanno versato 1 euro alle banche. Nessuna banca italiana è stata salvata''.

       Il presidente dell'Abi ha tecnicamente ragione. A differenza di Usa, Irlanda, Spagna, Francia, Cipro, il Belpaese non ha visto fallire istituti di credito e quindi non ci sono stati salvataggi diretti. Anche i MontiBond, acquistati dal Mps, sono stati recentemente restituiti dalla banca senese. ''E avevano tassi molto alti'', ricorda Patuelli.

     Ma non bisogna avere memoria lunga per ricordare gli aiutini al sistema creditizio, come la spinta all'utilizzo della moneta elettronica anche per i pensionati. Aiutano a spolverare i ricordi anche i consumatori.

      Il presidente dell'Adusbef Elio Lannutti, ha tra le sue ''specializzazioni'' proprio quella della difesa degli utenti da banche e finanza. E  snocciola le cifre. Senza bisogno di tornare indietro alle manovre di Berlusconi e Monti, fatte soprattutto per fermare il 'contagio' dei mercati finanziari che rischiava di travolgere l'Italia con un febbrone da cavallo misurato in termini di spread. Lannutti guarda agli ultimi 24 mesi. ''Le banche italiane - afferma - hanno ricevuto benefici per oltre 30,8 miliardi di euro''. E inizia la conta: 19,5 miliardi vale lo sconto fiscale sulle perdite deciso dal governo Letta-Saccomanni. A questo si aggiungono la rivalutazione delle quote possedute della Banca d'Italia e i dividendi pagati da via Nazionale: 7,5 miliardi e 720 milioni. C'e' poi una norma, introdotta con l'ultima legge di Stabilità, che garantisce sui derivati che mescolano Swap e opzioni: "tra gennaio e febbraio del 2015 hanno determinato un aumento del debito pubblico italiano di 3,3 miliardi'', dice Lannutti.

       La somma dei consumatori, è vero, mescola pere e mele. Ma accende un faro sull'attenzione che i governi hanno in un' Italia bancocentrica, dove la spinta produttiva poggia molto sul credito. Non a caso il Tesoro è al lavoro sulla Bad Bank per liberare le banche sedute su da una montagna di 333 miliardi di crediti incagliati: il costo, calcolano i consumatori, sarebbe di 7,5 miliardi tra il 2015 e il 2017.

       Gli strali di Papa Francesco puntavano a chiedere un ripensamento del sistema finanziario. ''La crisi finanziaria del 2007-2008 - scrive il Pontefice nell'enciclica Laudato Si - era l’occasione per sviluppare una nuova economia più attenta ai principi etici, e per una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria speculativa e della ricchezza virtuale. Ma non c’è stata una reazione che abbia portato a ripensare i criteri obsoleti che continuano a governare il mondo".
   
           Per questo Patuelli afferma di aver ''apprezzato molto le parole del Papa innanzitutto per l'alta ispirazione etica e morale'' per ''taluni aspetti dell'economia'' e ''quando critica le presunte arti magiche del mercato''. Lo dice a Lucca per partecipare all'assemblea dell'Acri, dove le fondazioni stanno dando battaglia per vedersi garantire da Cdp un adeguato ritorno in dividendi usando come 'arma' alla volontà del governo di azzerare il Cda, la propria compentenza a mantenere alla presidenza Franco Bassanini, apprezzato dal governo ma destinato ad altri incarichi.
 
    La valutazione sui principi viene fatta propria anche  dal presidente di Federcasse Alessandro Azzi che, guarda ai valori del Credito Cooperativo e alla vicinanza al territorio, alla gente. Esprime così ''gratitudine'' per il riconoscimento del valore della cooperazione e apprezzamento per l'analisi ''sui dissesti causati dalla finanza speculativa''. ''Il fatto che ancora oggi le attività puramente speculative continuino a muovere il 98% dei flussi finanziari globali - sostiene - vuol dire che c'è ancora molta strada da fare per un cambiamento di rotta sostanziale''.


     Viene voglia di ripetere la frase: ''c'è ancora molta strada da fare per un cambiamento di rotta sostanziale''.

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