L'Agenzia Ansa presidio di democrazia. La #resistANSA e quello che è in gioco
(di Corrado Chiominto)
Per un
giornalista dell’Ansa il volto e la firma sono celati dietro la notizia che trova
e poi scrive. Così per descrivere l’importanza di uno ‘’sciopero immediato’’
che ha bloccato l’informazione dell’Agenzia Ansa - e che ora abbiamo deciso di prolungare per tre giorni dopo un'assemblea mai così compatta - non si può partire dalle
persone, anche se di persone parla il piano che – dopo 8 anni di sacrifici e
tagli – indica ora altri 65 esuberi, da realizzare con la cassa Integrazione o una
solidarietà che punta ad un taglio del 20% dei giorni e del costo del lavoro: in pratica quattro giorni di lavoro in meno al
mese per ciascun giornalista delle testata.
Per capire
quello che è in gioco bisogna partire dalle notizie che l’Ansa pubblica.
Ce ne sono di grandi e piccole. Esclusi
i fine settimana, ne trasmette in media di 2.300-2.500 al giorno, divise tra
notiziario generale, notiziari locali e ‘pagine’ specializzate. Alle quali si
aggiungono circa 1.200-1.500 foto e, da qualche anno, una ricca produzione
multimediale: le ‘’foto con notizia’’ (Awn, o Ansa Web News) che appaiono su
molti prodotti e su molti siti ‘abbonati’ sono circa 5-600 ogni 24 ore; ci sono
poi i messaggini al telefono e i video, i canali tematici e le pagine internet
locali. Per non parlare del sito principale Ansa.It che solo qualche giorno fa,
nel “news report” realizzato da Reuters sulla percentuale on line delle
notizie, viene indicato in Italia al secondo posto insieme a Google e dopo
Repubblica.it.
Le
cifre parlano da sole. Di fatto l’Ansa è una sorta di dorsale dell’informazione
del Paese. Alimenta radio e Tv, siti e social media. Dalle notizie nascono i
dibattiti che animano talk show e trasmissioni di approfondimento. Se è vero
che la libera informazione è una delle ‘garanzie’ che caratterizzano un
sistema democratico (lo si studia sui manuali di diritto costituzionale), l’Ansa
in Italia è uno strumento fondamentale per i cittadini. L’informazione rimbalza
velocissimamente. Non è così raro per un giornalista dell’agenzia aver dettato una
notizia – già le notizie spesso si dettano a ‘braccio’ – e poi, mentre
si sta tornando in auto in redazione, sentirla ripetuta parola per parola alla
radio. Ora accade anche con i ‘sottopancia’ delle tv AllNews, come Sky e
Rainew24.
E’ un ‘potere’ fortissimo
ed invisibile, ma anche un ‘bene prezioso’ che richiede precisione e rapidità (ed
anche preparazione tematica, capacità di tessere rapporti ed equilibrio). Un bene prezioso che
i giornalisti della più grande agenzia italiana custodiscono in modo attivo,
con il loro lavoro quotidiano. Il dovere è quello di fare informazione con ‘’criteri
di rigorosa indipendenza, imparzialità e obiettività’’, così come recita lo
Statuto. Ed è per questo che le notizie vengono pubblicate e usate dai media
schierati talvolta su campi avversi. Se non fosse così, la valanga di tweet che
attraversano la rete con hasthag #resistANSA, non unirebbero Alfano e Bersani,
la renziana Serracchiani e i parlamentari M5s di Bruxelles.
Ecco, siamo
arrivati alle persone, ai giornalisti. Fino al 2007 erano 450 quelli contrattualizzati
come redattori. Dopo alcuni stati di crisi e prepensionamenti, i giornalisti
dell’Ansa sono dimagriti di circa il 20%: sono ora circa 330, e alcuni di
questi – nonostante gli accordi stipulati e sanciti da un referendum tra i
lavoratori – sono con contratti a tempo.
Ora un’ulteriore riduzione, quantificata in 65 ‘esuberi’, rischierebbe di
minare la credibilità dell’agenzia che, va ricordato, copre numerosi Paesi all’estero
e tutte le regioni italiane ed è aperta 24 ore al giorno (già anche in piena
notte ci sono colleghi al lavoro) , sette giorni su sette.
Al momento
dietro l’ulteriore riduzione della forza lavoro non si intravede un piano, una
strategia. E’ vero i giornali cartacei sono in crisi, ma non certo l’informazione
duttile e telematica, che caratterizza proprio le agenzie. L’idea di una
riorganizzazione dei soci – ora solo quotidiani – appare ancora un tabù. E, in
pratica, ancora una volta, la
riorganizzazione passerà solo attraverso una riduzione dei costi, che poi si
traduce in una riduzione di dipendenti, di giornalisti.
Dovremo
ridurre i turni dei week end, gli orari, le trasferte che consentono di inviare
la professionalità giusta nel posto giusto al momento giusto: si prosciuga così
il salario ma anche il numero e, inevitabilmente, la qualità informativa delle
notizie che vanno in rete. Ne soffrirà certamente il pluralismo. Già ora a
seguire i congressi dei partiti più piccoli è spesso la sola Ansa. Così come i
confronti parlamentari sulla Legge di Stabilità che, se proseguono oltre la
mezzanotte, vedono solo il giornalista Ansa a tener acceso un faro informativo (e quello è il momento degli inciuci).
L’Ansa finora c’è sempre stata: dalla messa
mattutina in Vaticano recitata in latino, che si è poi trasformata in uno scoop
mondiale con le dimissioni del Papa della collega Chirri, alla capacità di ‘intercettare’
la notizia in un provvedimento (l’ultima quella sui controlli a distanza
previsti dal Jobs Act sui lavoratori). E
talvolta le informazioni, già solo per
averle scritte, solo tali da far cambiare il corso delle cose. Ecco, se il
nuovo piano di riduzione dell’Ansa dovesse andare avanti, c’e’ il rischio che
questo accada sempre meno, o che proprio non accada più.

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