La Ferrari fa la valigia ed 'emigra' in Olanda. Ma la Mercedes lascerebbe la Germania?
+++ULTIM'ORA: "FERRARI CONTINUERA AD AVERE NAZIONALITA' E RESIDENZA FISCALE ITALIANE. FERRARI PAGHERA' LE TASSE SUI PROPRI REDDITI COME FANNO OGGI TUTTE LE SOCIETA' FISCALMENTE RESIDENTI IN ITALIA". Di fatto portera' la sede legale in olanda dove c'e' già la Fca+++
Quello che scrivevo qualche giorno fa non cambia:
Uno dei simboli
del Belpaese fa la valigia e abbandona l’Italia. No. non è il Colosseo, ma poco ci manca. A
cambiare indirizzo potrebbe infatti essere la Ferrari, un esempio di stile e
potenza che da sempre conta moltissimi appassionati e che, nel mondo, è spesso
sinonimo di italian stile. ‘’Probabilmente’’, ha spiegato Sergio Marchionne, la
Ferrari potrebbe portare la sede legale in Olanda. ‘’Ma pagherà tutte le tasse
in Italia, dove produce", ha spiegato, aggiungendo così una mezza verità.
O una mezza bugia.
Per l’Italia è
uno schiaffo sonoro. Dopo Fca e Cnh internazionale, anche un'altra società del
vecchio gruppo Fiat viene portata fuori dai confini. Marchionne ha anche dato un ‘’valore’’ alla
società, in vista della quotazione: 10 miliardi. Un bene di grande valore che di fatto ‘’emigra’’.
La ragione non
è stata spiegata, ma è essenzialmente burocratica ed economica. E’ legata alle facilitazioni
che in Olanda e in Gb si hanno per le società che si quotano e che hanno alta innovazione,
con molti brevetti. Certo, sugli operai
che lavorano negli stabilimenti si pagano le tasse in loco. Ma per tutto il
resto segue la sede legale: dai dividendi in giù le tasse vanno a finire all’estero. Il trasferimento, di primo impatto, non sarà
indolore: sul trasferimento all’estero di beni come brevetti e marchi si pagano
una ‘’exit tax’’ che si rapporta al valore del bene ‘’esportato’’. Dopo, però,
rispetto alla normativa italiana c’è un certo risparmio.
Il governo,
bisogna dirlo, ha anche tentato di frenare l’annunciata fuga della Ferrari e,
in uno degli ultimi decreti, ha introdotto in Italia la Patent Box (vedi come funziona), che
alleggerisce le tasse sulle società che investono per la realizzazione di
brevetti, con l’obiettivo anche di far rientrare qualche campione nazionale ‘emigrato’.
Ma, secondo alcuni esperti, la norma ha ancora incertezze interpretative. Di fatto, a vedere la scelta ‘’probabile’’
che la Ferrari si accinge a fare, non ha funzionato.
Comunque, sarà anche un diritto di una
società privata quella di migliorare il proprio assetto fiscale. Ma in tutto il
mondo questo non accade con questa facilità. Negli Usa, per fare un esempio,
Obama ha tuonato contro la fuga di società verso territori a bassa tassazione. Solo un anno fa, invece, la Fiat continuava a
presentare le proprie vetture nel cortile di Palazzo Chigi: lo scorso luglio
era il caso della Jeep Renegade. E Renzi
ha ricambiato visitando lo stabilimento di Melfi. Gli attestati di reciproca
stima, poi, non si contano.
Mi ronzano in
testa, invece, le parole della ‘’numero uno’’ dell’Agenzia delle Entrate,
Rossella Orlandi, che rivendicava il successo di aver riportato il Gruppo Prada
in Italia. Gli avevo chiesto del rischio che la Ferrari portasse la propria
sede all’estero. Mi rispose così: ''Certo
spiace, ma la Fiat ha spiegato le ragioni e paga le tasse sui suoi stabilimenti
italiani in Italia''. Poi aveva fatto una pausa e aveva aggiunto tutto d’un
fiato: ''Mi piacerebbe anche segnare che serve
orgoglio di appartenenza. In Germania ci sono le aliquote come quelle italiane
eppure non credo che nessuno abbia mai immaginato che la Mercedes possa andare
via dalla Germania''.
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