La piccola Grecia infilza l'Europa e la pone davanti al bivio: Grexit o cambiamento
La piccola Grecia infila l’elmo e infila la
punta della lancia nelle contraddizioni di un’Europa alla ricerca di nuovi e
vecchi valori. La schiacciante vittoria del no al #Greferendum avvia un
processo dirompente per il Vecchio Continente.
Gli opliti di Atene hanno così messo l’Europa all’angolo. I leader Ue sono ora, soli, davanti ad un'unica grande responsabilità: potranno chiudere i rubinetti
degli aiuti mandando Atene in default. Ma in questo caso i contraccolpi per i singoli Paesi saranno molto più grandi rispetto al costi del negoziato. Oppure dovranno cedere.
Il
bivio e’ semplice: l’Europa dovrà scegliere se sono più importanti le regole o
la solidarietà.
Tsipras, nella
partita sullo scacchiere europeo, giocherà proprio rilanciando la palla nella
metà campo avversaria. Lo ha detto chiaramente la scorsa settimana. Lo ha ribadito nelle ultime ore. E con il ''sacrificio'' delle dimissioni del ministro dell'Economia Varoufakis mostra di voler far sul serio. Si siederà di nuovo al tavolo, con una nuova squadra, magari con qualche europeista più deciso, per chiedere la negoziazione del
debito pubblico (in pratica un abbattimento del debito). Non lo farà certo per uscire
dall’Europa.
Difficile prevedere cosa accadrà. Draghi, che
forse è il ‘tecnico’ che più da vicino ha dovuto seguire il dossier Grecia, ha
spiegato che con un fallimento dei negoziati si sarebbe entrate in una ‘’terra incognita’’.
L’Europa, che in questi giorni ha fatto di
tutto per paventare scenari catastrofici, avrà l’onere e il dovere della
scelta. E non sarà facile proprio perché dovrà decidere velocemente che ‘pesi’
dare ai diversi valori che la tengono insieme. L’Europa che sceglie in base alle proprie
convenienze è un po’ arrivata al capolinea. Questo perchè i greci non si sono
fatti intimorire dalle banche chiuse e, in una sfida che taluni hanno voluto
portare su un piano che contrappone finanza e democrazia, hanno deciso di
immaginare la possibilità di un’Europa diversa. Le banche si possono chiudere
ma i sogni sono difficili da abbattere.
In fondo, gra gli effetti secondari, il voto di Atene ha di fatto riportato la
partita nel campo della politica, intesa come rappresentanza
democratica, dando uno schiaffo a un' Europa che talvolta è sembrata
sfociare in una potente ma cieca tecnocrazia.
Certo i mercati saranno in fiamme, ondeggeranno non solo oggi. E,
per chi ha il compito di monitorare il mercato, sarà come stare sull’ottovolante.
Draghi dovrà imbracciare il bazooka e
dimostrare di saperlo usare. L'andamento dello spread subito dopo il voto sembra dimostrare che la Banca Centrale Europea già si sta muovendo. L’Europa politica, che non riesce a togliere da
sola le castagne dal fuoco, dovrà rivolgersi di nuovo a Super Mario che, con
acquisti mirati, dovrà frenare la crescita degli spread. Il mancato pagamento al Fmi ha fatto scattare da
parte del fondo ‘salva-stati’ europeo una procedura di pre-default per Atene. Questo
pone le premesse al taglio di aiuti e quindi ad uno scenario di difficoltà
finanziaria per Atene.
Ma la Bce non potrà comunque chiudere il
rubinetto dei fondi. Tra i suoi compiti, infatti, c’e’ quello di mantenere l’equilibrio
dei mercati e per questo dovrà agire con prudente responsabilità.
Questo comporterà
anche la salvaguardia dell’integrità dell’Euro, che è sì un tema politico, m
anche incredibilmente finanziario.
Se la Grecia esce dalla moneta unica sarà un
procedente. La speculazione saprà così che è possibile per una Paese abbandonarla.
E a pagarne lo scotto saranno i Paesi finanziariamente più indebitati.
L’Italia
– non è questione di gufi - è tra questi.

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