Bbuono-no bbuono. Satira, Pil, street art, propaganda: è solo unaquestione di confini
Bbuono. No bbuono. La lezione di Andy Luotto, sul dividere in mondo in due macro categorie, può tornare utile nei dibattiti agostani che alimentano politica e giornalismo. E così, mentre le Olimpiadi di Rio monopolizzano il televisore trasformando la tregua olimpica in una sorta di oppio che le guerre in corso non le ferma ma le nasconde, alzo il livello della ''leggerezza'': affronto quattro temi, tra il serio e il faceto, seguendo lo schema luottiano. Con la convinzione che tra bbuono e no bbuono il problema sia quello dei confini. I confini sono chiarissimi e, nonostante si faccia finta di non saperlo, la gente li vede benissimo.
IL CONFINE TRA STREET ART E SCARABOCCHI: Roma ospita ancora fino al 4 di settembre la mostra dedicata all'autore più quotato della Street Art, Banksy.
Irriverente, provocatorio, innovativo, con uno stile certo e identificabile, il writer di Bristol riesce ad inviare messaggi precisi, facendo pensare su guerra, consumismo, rivolta, bambini. Impossibile rimanere impassibile.
Ma è impossibile rimanere impassibili anche di fronte alle scritte che ricoprono, un po' indistintamente, i muri e le serrande dei negozi della Capitale, aumentando solo il degrado di alcune zone. Ho scoperto, legggendo il fumetto Kobane Calling di ZeroCalcare - un altro grande del disegno e della street art - che pitturare la propria sigla su un muro è un 'tag' che segnala il proprio passaggio. Penso che il confine, in questo caso, appare chiaro a tutti. (ps. e per rimanere nel contesto irriverente che uno street artist richiede, imbrattare con il proprio "nome d'arte" i muri mi sempra un po' comportarsi come il cane che segna il territorio, non c'è bisogno di dire come)
(DEFICIT) IL CONFINE TRA CONFRONTO POLITICO E PROPADANDA: La crescita del Pil italiano è tornata a quota zero nel secondo trimestre dell'anno. Subito è scattato l'allarme per i conti pubblici. Già, minore crescita significa anche minore gettito fiscale e quindi un peggioramento dei conti. Ma non sarà uno sfacelo, anzi. Gli allarmi di una parte dell'opposizione sembrano paradossali: bisognerebbe dire a Brunetta - che è tra i più prodighi nello sfornare cifre - che negli anni guidati dal governo Berlusconi, tra il tra il 2001 e il 2006, e poi tra il 2008 e il 2011, il deficit-pil non è mai sceso sotto il 3%, mentre ora si discute se deve salire all'1,8% al 2,3%. Il deficit è stato:
al 3,4% nel 2001,
al 3,1% nel 2002
al 3,4% nel 2003
al 3,6% nel 2004
al 4,2% nel 2005
al 3,6% nel 2006
Poi il governo Berlusconi è subentrato al governo Prodi con la cura di cavallo di Padoa Schioppa che ha portato il deficit al'1,5% nel 2007 ed arrivato nel corso del 2008 ha fatto chiudere l'anno al 2,7% del deficit. Poi è così proseguito:
al 5,3% nel 2009
al 4,2% nel 2010
al 3,5% nel 2011
Il confine tra dialettica politica e propaganda anche in questo caso non appare difficile da delineare.
(Per chi vuole capire il rapporto tra crescita e conti pubblici ecco un aiuto: un po' spannometricamente la fomula matematica è questa: -1 punto di pil= + 0,5 punti di deficit. Se l'Italia crescerà dello 0,8% nel 2016 invece dell'1,2% previsti, significa che il Pil è calato di 0,4 punti e che il deficit, che quest'anno dovrebbe scendere all'1,8% salirà automaticamente di 0,2 punti percentuali: al 2%. Per correggerlo - sempre a spanne - servirebbero quindi 3,2 miliardi (cioè 0,2 punti di Pil). Non sarà così: il governo chiederà all'Europa di sforare per alimentare interventi di crescita.)
IL CONFINE TRA SATIRA E CATTIVO GUSTO. Del problema dei limiti della satira si è disscusso a lungo dopo l'attentato e i morti alla rivista francese di Charlie Hebdo. Ora il tema si è
posto per una vignetta di Riccardo Mannelli pubblicata su Il Fatto Quotidiano nella quale la ministra Boschi veniva rappresantanta con le gambe incrociate. Si è parlato di sessismo.
IL CONFINE TRA MEZZA VERITA' E RETICENZA (e ritorno sul Pil): Le difficoltà dell'Italia nella crescita economica sono il vero problema del Paese. Al ministro di turno, che si trova a dover gestire l'informazione in un momento di crisi, non resta che tentare una difesa. Il calo era atteso - si è sbrigato a spiegare il ministero dell'Economia dopo l'azzeramento della crescita nel secondo trimestre dell'anno. E chiaramente la colpa va ricercata sempre altrove: nel contesto internazionale, nel ritorno del terrorismo, nella Brexit. Quello che non viene spiegato è che il contesto internazionale vale per tutti, ma la Germania è tornata a crescere, e gli altri Paesi (con l' eccezione della Francia) hanno segnato un Pil maggiore del Belpaese. Nello stesso trimestre l'Ue in media è cesciuto dello 0,3%, il Regno Unito ello 0,6%, la Germania dello 0,4%. Solo la Francia è ferma.
Il terrorismo: sarà cinico dirlo ma ha comportato un aumento del turismo in Italia: gli italiani sono andati meno all'estero e gli stranieri, considerando il nostro Paese più sicuro di altri, l'hanno scelto. E la Brexit? Non vale solo per l'Italia e, soprattutto, Padoan per primo aveva spiegato che l'impatto non sarebbe stato immediato ma avrebbe interessato le esportazioni nel medio termine.
Nulla invece è stato detto degli interventi che avrebbero dovuto spingere la crescita: dagli 80 euro, al calo dell'Irap e dell'Ires per le imprese, dal superammortamento per le società che investono agli sconti per il Jobs Act. Forse bisognerebbe ripensare le politiche industriali del Paese. E non dirlo non aiuta.
Il confine tra mezza verità e reticenza è talvolta sottile. Giudicate voi se è stato superato.

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