Legge Stabilità in pensione. La battaglia da vincere contro micro-norme e 'mance' locali






       I parlamentari sono convinti che l’ultimo ‘’treno’’ normativo per far approvare micro finanziamenti per il proprio collegio elettorale sia passato con il decreto sugli enti locali. Al ritorno dalle vacanze il vecchio rito della legge finanziaria prima e della Legge di Stabilità poi, potrebbe essere superato. Già perche’ proprio a ridosso della pausa estiva il parlamento ha approvato una riforma che cancella questa legge, la manda in pensione (eccola) . Oddio, niente paura, nessuno sentirà la mancanza: le norme della vecchia finanziaria verranno di fatto inserite pari pari nella ‘’prima sezione’’ della Legge di Bilancio, che da tabellare diventerà davvero normativa.

     Cosa è successo? Dopo anni di assalti alla diligenza, anticamere affollate di lobbisti, misure ‘’mancia’’ per accontentare i parlamentari del Nord e del Sud, del Centro e delle Isole, è ora stata inserita nel testo che regole le leggi dei conti pubblici una parolina che stravolge la vecchia abitudine. E’ bastato mettere la parola ‘’deve’’ al posto di ‘’può’’, o meglio ‘’non deve’’ al posto di ‘’non può’’. 

        La normativa precedente (legge 196/2009 all'articolo 11) stabiliva che la legge di Stabilità (ma prima anche la legge Finanziaria) ‘’non può contenere norme di delega o di carattere ordina mentale ovvero organizzatorio, né interventi di natura localistica o microsettoriale’’. Ora invece ‘’la prima sezione del disegno di legge di Bilancio non deve in ogni caso contenere norme di delega , di carattere ordina mentale o organizzatorio, né interventi di natura localistica o microsettoriale’’.

    Il gioco è fatto? Troppo bello per essere vero. Lo stesso si disse quando Tremonti presentò, per una sola volta, una finanziaria ‘tabellare’ senza consultare le parti sociali e con un varo distratto e senza emendamenti: ma la manovra, con tutte le mancette e le micro norme, era arrivata poco prima, e venne rinnovata poco dopo.

       Per mettere il freno agli appetiti dei singoli parlamentari molto dipenderà dalle scelte che farà il governo. Se il testo che esce da Palazzo Chigi sarà stringato non ci saranno appigli per micro norme, altrimenti gli emendamenti – perché collegati per materia – non potranno essere rifiutati dai presidenti delle commissioni Bilancio, tra cui Francesco Boccia che assicura sarà severissimo nelle ammissioni . Ma – è chiaro – la politica sente le elezioni vicine. Sarà difficilissimo resistere alla sirena delle richieste che arriveranno, puntuali, dai singoli collegi elettorali.

      Basterà attendere la fine di ottobre per vedere se si realizza questo piccolo ‘’miracolo’’ che mette un freno a lobby e interessi micro-politici.

       Fine ottobre? Già perche’ anche il calendario della legge di stabilità è cambiato profondamente, sfrondando qualche ipocrisia.

     La prima ipocrisia che viene sfrondata è nella data della presentazione alle Camere. Il testo precedente prevedeva l’arrivo in Parlamento entro il 15 ottobre, ma per attraversare la strada che passa tra Palazzo Chigi e Montecitorio la legge di Stabilità, negli ultimi anni, ha impiegato almeno una settimana. Ora invece è previsto che la comunicazione all’Europa del programma di Stabilità – che deve contenere le linee della manovra -  debba avvenire entro il 15 ottobre  (il documento va anche inviato alle Camere uscendo di fatto da una sorta di ‘clandestinità’) mentre il 20 dovrà arrivare in Parlamento il testo della manovra. Come fare a inviare il documento a Bruxelles se la manovra non è approvata? Insomma questo è lo stratagemma per fare arrivare puntualmente alle Camera il testo entro il 20 del mese. Pensare che una volta la scadenza era fissata al 30 settembre e, per rispettare il dettato di quella che è una legge di valenza costituzionale, si fermavano anche gli orologi. Si ritornerà al passato? Difficile dirlo.

        Il nuovo calendario allinea alla realtà anche la presentazione alle Camere della ‘’nota di variazione della Def’’. Prima doveva avvenire entro il 15 settembre ma, per quella data, mancavano i dati della contabilità nazionale che l’Istat diffonde solo il 23 settembre. Chiaro che i dati erano fasulli e quindi dovevano essere aggiornati durante la sessione di bilancio. Ora la nuova scadenza è per il 27 settembre: il  Ministero dell’Economia avrà quindi 4 giorni per far girare i computer e mettere a punto le nuove stime, senza poi doverle ritoccare.

    Una novità riguarda anche l’arrivo di un indicatore ‘no global’ che misurerà il Benessere equo e sostenibile (Bes)  del Paese negli ultimi tre anni. Servirà a misurare l’impatto concreto delle politiche sui cittadine, superando il semplice Pil. E conquisterà un posto d’onore nel confronto politico. Sarà infatti il primo documento di valutazione dei conti pubblici: dovrà essere elaborato entro il 15 febbraio . E’ questo un nuovo indicatore che da qualche anno viene calcolato in via sperimentale dall’Istat e che era una delle richieste che, partite dal momento no global, sono state invece discusse seriamente dal mondo accademico e dalla commissione Attalì in Francia. Non a caso l’ultimo Bes è stato presentato nella  compassata cornice di via Nazionale, sede della Banca d’Italia. D’ora in poi sarà inviato in parlamento, che lo esaminerà con un dibattito.  Un ulteriore documento, sperimentale, dovrà poi valutare l’impatto di genere delle politiche di bilancio. Dovrà elaborarlo il tesoro ma ha una data da rispettare. Un solo obbligo: dovrà essere stilato almeno una volta l’anno

       Ecco come risulta aggiornato il calendario dei conti pubblici: 

15 febbraio                             Relazione del Mef sugli indicatori di benessere equo e sostenibile
15 aprile                                                       Def
30 giugno                                Ddl di assestamento di bilancio
27 settembre                          Schema di aggiornamento del Def
15 ottobre                               Progetto di documento programmatico di bilancio per l’Ue
20 ottobre                               Legge di Bilancio (che assorbe la Legge di Stabilità)

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