Poirot, Renzi e il giallo del Pil zerovirgola
Per Agatha Christie ''un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova''. Il giornalista-Poirot allora si interrogherebbe per comprendere se gli indizi che si sono andati accumulando nell'ultima settimana sono tali da dimostrare che il governo, sempre a caccia di consenso, abbia iniziato a tirare la corda sulle informazioni economiche riguardanti la crescita del Paese, cercando di condizionare l'Istat.
LA SCENA DEL DELITTO: La premessa è d'obbligo: la bassa crescita italiana è uno dei 'mali' dell'Italia, forse il male principale dal quale derivano tutti gli altri (disoccupazione, debito pubblico, necessità di tasse elevate, ecc) e da sempre i governi hanno minimizzato i periodi di crisi ed enfatizzato i segnali di crescita. Ricordate Berlusconi che in piena recessione sosteneva che i dati Istat non raccontavano il vero, perché i ristoranti erano pieni?
La consapevolezza della potenza persuasiva dei numeri nel fare informazione è chiara anche al governo. I numeri talvolta hanno la forza della sintesi e, se arrivano da una fonte autorevole e indipendente, sono tassativi, non consentono repliche. Renzi lo sa bene e per festeggiare i suoi primi 30 mesi, ha diffuso 30 slide. "Numeri, non chiacchiere", ha scritto sotto ogni informazione. Ovviamente non poteva evitare di dedicare una tabella al Pil, cioè alla crescita.
Poirot però partirebbe dalla raccolta degli indizi, dall'inizio.
I TRE INDIZI: Tre sono i documenti che dal 30 agosto al 2 settembre Poirot si appunta sulla sua agendina. 1) 30 agosto: L'Istat ha diffuso la mattina una statistica sul fatturato nel comparto dei Servizi che, nel secondo trimestre del 2016, segna una crescita dell'1%. Il ministero dell'Economia non interviene con una nota ufficiale. Ma, su una chat condivisa con tutti i giornalisti che si occupano di conti pubblici, che serve perlopiù a dare informazioni di servizio. Lo vedete qui sotto.

Il ministero dell'Economia spiega che il dato diffuso dall'Istat è incoraggiante e fa ipotizzare nel secondo trimestre dell'anno una crescita positiva e non pari a zero. Il ministro dei Trasporti Delrio lo scrive poco dopo anche in un comunicato ufficiale dove rilancia la forte crescita dei servizi legati al trasporto aereo. L'intervento del Mef è talmente irrituale che il Corriere della Sera dedica un articolo al tentativo di influenzare l'istituto di statistica. Di fatto l'Istat ha indicato una crescita zero proprio nella sua prima stima dell'andamento dell'economia, che si chiama ''stima flash'' proprio perché serve a dare una indicazione veloce da sottoporre a ulteriori verifiche. La prima verifica l'Istat la fa il 2 settembre e conferma: rispetto al trimestre precedente la crescita è zero. Insomma, nessuna crescita.
2) PRIMO SETTEMBRE: Il premier Matteo Renzi diffonde la sua E-news e dentro fa riferimento a delle slide che posta sul sito del governo (Eccole). Dentro c'è anche una tabella sul Pil. Indica il Pil del passato ''Ieri'' a -1,9% (ed è bene non dimenticare che l'Italia era sprofondata nella recessione) e indica per ''oggi'', quindi per quest'anno, una crescita dell'1%.

Di certo la tabella contiene almeno una bugia. Viene infatti indicato l'Istat come fonte per i dati, appunto un istituto autonomo ed autorevole. Ma l'Istat non ha mai indicato una crescita all'1% per oggi. Le ultime previsioni indicano per il 2016 una crescita acquisita dello 0,6%, ritoccata allo 0,7% il 2 settembre. Il pil al +1% non è nemmeno previsto dalle ultime stime ufficiali del governo, che prevedevano per quest'anno un +1,2% di crescita. Allora di che dato di tratta? Non certo del Fmi, che da l'Italia a +0,9%, non per confindustria (+0,8%) nemmeno per Bankitalia, che nell'ultimo bollettino economico ha parlato di crescita sotto l'uno per cento.
3) 2 SETTEMBRE: E' il giorno nel quale l'Istat diffonde la prima revisione del Pil del secondo trimestre, che conferma una crescita zero rispetto ai primi tre mesi dell'anno. Sale invece la crescita acquisita (da +0,6 a +0,7%) e anche il confronto con lo stesso trimestre del 2015 (ma in questo caso ad esser ritoccato è il valore del 2015 che viene ridimensionato). Su Repubblica il governo fa filtrare che le modalità con i quali l'Istat rileva i dati è ''vecchia'' Considera troppo il 'peso' dell'Industria nell'economia e meno quello dei ''Servizi''. Eccolo.
Ma è così? La risposta è semplice. No. Lo spiega sui giornali il giorno dopo il presidente dell'Istat Alleva. Le modalità con le quali l'Italia rileva il Pil sono omogenee a quelle individuate in sede europea (insomma non possiamo fare come ci pare) e i servizi valgono circa il 70% del valore della produzione. La verità è che a fronte della crescita di alcuni comparti del settore Servizi, ce ne sono altri che invece segnano un rallentamento.
LE CONCLUSIONI: Poirot si liscia i baffi. Ha raccolto tutti i dati. E si chiede...c'è bisogno di tirare le conclusioni?

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