Comunicazione all'americana. Renzi al Quirinale innova da parole a gesti
Le parole 'energia', 'entusiasmo' e 'contenuti' entrano nel linguaggio politico. Ma non solo. Gesti misurati, mimica del volto, concretezza nei tempi, richiamo al l'impegno. L’esordio ‘’istituzionale’’ da presidente incaricato di Matteo Renzi sfrutta a fondo, non sempre inconsapevolmente, molte delle tecniche di comunicazione da leader nei quattro minuti del suo intervento al Quirinale.
Giacca e cravatta blu scuro sull’immancabile camicia bianca, Renzi parla al plurale quando delinea gli impegni (‘Saremo capaci’, ‘Ci siamo prefissi’…). È la prima novità: per il Matteo dalla smisurata ambizione è il modo per dare l’immagine di una squadra al lavoro e non di una battaglia solitaria alla presa del potere.
C'è poi la mimica. questa sicuramente studiata.
Lo sguardo e’ serio, appena un po’ compassato che si scioglie in un sorriso solo quando tira le orecchie ai giornalisti per i troppi pezzi scritti, utilizzando a piene mani la fantasia, sul toto-ministri.
La testa ruota piano a destra e sinistra. E poi a sinistra e destra. A sottolineare l’importanza del momento. Come se avesse di fronte una grande folla, al Lincoln Memorial di Washington. La gestualità delle mani è trattenuta, appena accennata, anche questa da occasioni istituzionali.
La rivoluzione vera è nel linguaggio. Le frasi sono brevi. Gli aggettivi e i sostantivi semplici, del linguaggio base di un bambino: coraggio, impegno, energia, entusiasmo. E poi urgente, importante, straordinaria, delicata. Sono aggettivi non certo neutri e sicuramente un po' affettati.
Le parole chiave usate alla fine sono quelle giuste, che ronzano nelle orecchie di tutti e animano discussioni. Lavoro, occupazione, giovani, rassegnazione: parole che scavano nella realtà di tutte le famiglie. Sembrano parole chiave scelte con la tecnica dei "focus group", tanto cari a Berlusconi.
Da stile americano è poi la concretezza che unisce, in poche parole, i contenuti delle riforme ai mesi dell'anno. Febbraio per la legge elettorale, marzo per la riforma del lavoro, aprile per quella della pubblica amministrazione (qui sarebbe stato meglio parlare di burocrazia), maggio per il fisco. Apparentemente sono contenuti, di fatto sono solo capitoli aperti. Ma l'effetto sulla sonnacchiosa politica è quella di una accelerazione, dovuta anche all'uso due volte della parola urgente.
Renzi, poi, apre ad un tono scherzoso, stempera un po' la tensione istituzionale - e questa è sicuramente una scelta d'istinto - quando parla dei troppi articoli che lo riguardano. L'italiano scivola così su una lieve inflessione toscana. "Mi sono venuto a noia da solo leggendomi". È un capolavoro di comunicazione che compensa la "smisurata ambizione" ammessa solo qualche giorno fa.
http://www.ansa.it/web/notizie/videogallery/italia/2014/02/17/Renzi-accetta-incarico-mettero-tutto-impegno-_10089679.html
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