Tasse sui Bot, boomerang per i cittadini



   Il riequilibrio della tassazione, troppo alta sul lavoro e straordinariamente leggera sui guadagni finanziari, è una necessità. E non da oggi. Ma l'aumento del prelievo, ora al12,5%, sui Bot e sui titolo di Stato rischia di essere un azzardo, un pericoloso boomerang.

      Proprio come un boomerang è una delta che può far male. L'aumento della tassazione, infatti, si scaricherà (più automaticamente di un aumento Iva sui prezzi di un supermercato) direttamente sul rendimento che l'Italia deve dare agli acquirenti dei propri titolo.

    In pratica l'aumento dell'aliquota sui Bot con una mano fa incassare più tasse allo Stato che pero con l'altra deve pagare un rendimento piu alto per rendere ugualmente appetibili agli investitori i propri titoli (che poi non sono altro che la modalità con la quale finanzia il proprio debito).
     
     Nell'attuale contesto anche una minima ombra - e l'aumento della tassazione per un investitore lo è - potrebbe riavvitare il tanto temuto spread proprio nel momento in cui ha iniziato a respirare perché gli investitori spaventati dalle dei Paesi emergenti (Brasile, India, Cina, Turchia) stanno ripiegando sul vecchio continente.

    Ora il solo accenno fatto dal braccio destro di Renzi, il sottosegretario alla presidenza Graziano Delrio, di un possibile aggravio avrà, è scontato, un riflesso sul mercato secondario dei titoli e sullo spread. È uno scivolone. Di queste cose si parla solo in un contesto definito, non superficialmente in diretta tv. Per un ministro dell'Economia, ruolo che Delrio stava per assumere, è tabù. Anche perché la riconquista punto su punto di uno spread a un livello pre crisi non è così facile. E a pagare saremmo comunque sempre noi, i cittadini.

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