Pil, debito e tasse. La vera palude dell'Italia ora alla sfida con Renzi
Istat e Bankitalia
consegnano involontariamente una ‘due diligence’ all’avvio del nuovo, oramai
scontato, governo Renzi. Ed indicano, dati alla mano, che Pil e debito pubblico
sono la vera palude in grado frenare l’economia italiana.
Il Pil mette a segno nel quarto trimestre del 2013 un timido +0,1%. E’ un importante inversione di tendenza, visto che l’economia italiana si riduceva da 9 trimestri. Ma rimane uno spunto insufficiente. Basta guardare il +0,3% dell’Unione europea (Ue17) ma anche il dato annuale che peggiora tutte le ultime stime elaborate.
Il Pil di tutto il 2013 invece si è ridotto dell’1,9%. Il governo ‘stimava’, ma sarebbe meglio dire ‘sperava’ in un -1,7%. Confindustria e Fmi, spesso tacciati dalla politica di essere pessimisti senza ragione e di non saper vedere i progressi introdotti, prevedevano comunque che la caduta della ricchezza si sarebbe fermata a -1,8%. La realtà peggiora le previsioni. E proprio da qui il nuovo governo dovrà partire.
Per il debito, invece, a segnato a dicembre una riduzione: si attesta a 2.067 miliardi di euro, contro il record di 2.104 miliardi segnati a novembre. E’ un calo tradizionale quello di dicembre, quando contribuenti simplex e imprese sono chiamati a mettere mano al portafoglio per le tasse di fine anno. Ma il rapporto con il Pil, cioè il valore preso in esame per il rispetto dei parametri europei, salirà ancora: bisognerà attendere ancora un mese per sapere il dato (che viene fornito solo quando il Pil 2013 viene consolidato) ma di certo si passera’ dal 127% del 2012 ad un valore molto vicino al 133%. Qualche ottimista stima in un 132,8%. Un vero balzo. Un peggioramento certo.
Ci sono poi le tasse. Il 2013, secondo i conti di ‘’cassa’’ di Bankitalia, si e’ chiuso in sostanziale pareggio. L’incremento del gettito ‘reale’ sarebbe stato dello 0,26% (pari a circa 1 miliardo).
Per gli italiani abituati negli ultimi anni a manovre di lacrima e sangue sembrerebbe una buona notizia. Ma il 2013 – viene da chiedersi – non era l’anno in cui l’Imu sulla prima casa era stato cancellato, raggranellando con grande difficoltà oltre 4 miliardi? Se si guardano ai dati più completi diffusi dalla Banca d’Italia solo qualche settimana fa, ci sarebbe stato addirittura un incremento di gettito che , secondo altri criteri contabili, sarebbe dell’1,4%, pari a circa 5 miliardi.
Certo bisogna leggere dentro il dato complessivo per capire chi ha pagato di più, ma non si può dire che le tasse sono diminuite, anzi. E questo - lo dicono acuti osservatori internazionali ma anche più concretamente i cittadini mentre prendono il caffè al bar – non aiuta certo a dare slancio al nostro Paese.
Commenti
Posta un commento