Meno tasse su lavoro. Serve crescita, stabilità conti non basta. Il Padoan-pensiero
La cancellazione dell'Imu sulla prima casa, tanto per capirci, non gli è piaciuta. E' invece favorevole a una riduzione delle tasse sul
lavoro. Come? Tagliando la spesa e riequilibrando il prelievo su consumi e
patrimoni.
La crescita è invece il suo cruccio: per rilanciarla ritiene necessaria soprattutto una forte politica di investimenti. Un contesto, questo, nel quale serve una nuova strategia europea che guardi allo
sviluppo più che ai conti pubblici.
Le idee di Pier Carlo Padoan, il nuovo
ministro dell’Economia, possono essere ricostruite seguendo il filo rosso degli interventi e degli articoli degli ultimi anni. Ha
spesso esaminato le scelte politiche italiane dall’osservatorio della vice
presidenza dell’Ocse, l’organizzazione che riunisce i principali paesi
industrializzati.
Il nocciolo delle sue idee non può che partire dalla parola crescita. La sua frase chiave
è: ''senza la crescita la stabilita' della
finanza pubblica non e' sufficiente''. Una frase che ben si attaglia con la
situazione e con il confronto che il governo Renzi aprirà con la Commissione europea.
La crescita del resto è uno dei suoi pallini. E ritiene che per costruire
sviluppo l’unica strategia solida sia il rilancio degli investimenti. E' questo - dice - lo strumento più importante per rafforzare le imprese e creare lavoro.
Ma certo il banco di prova su cui i
cittadini misureranno il neo ministro e’ quello delle tasse. Anche su questo il Padoan-pensiero è noto.
Due le due frasi chiave, pronunciate
alla fine del 2013 mentre il governo italiano sudava sette camicie per trovare
le coperture della cancellazione dell’Imu sulla prima casa. Ecco la prima: ''tagliando
le tasse sul lavoro si ha l'impatto piu' notevole sull'occupazione. Lo dimostra
l'esperienza di decenni di tutti i Paesi.
li' che bisogna intervenire''. La seconda punta invece a spostare l'imposizione
fiscale dal lavoro agli immobili: ''Se c'è bisogno di aumentare le tasse,
quelle che danneggiano meno la crescita sono le imposte sugli immobili''. In
ogni caso, più che aumentare le tasse, l’obiettivo da perseguire è quello di
ridurle ‘’tagliando la spesa’’.
Ma, nel suo
pensiero, c’è anche un pizzico di apertura su uno dei temi più cari ai
no-global: il superamento del Pil. Padoan sembra aver subito gli influssi
francesi, visto che Parigi sul tema ha avviato una importante commissione
presieduta da Attalì. ‘’Occorre andare oltre una valutazione quantitativa della
ricchezza – ha detto non più tardi di una settimana fa - Il Pil non basta piu',conta
il benessere dei cittadini, che ha piu' dimensioni''.
Il fatto che l'Italia non sia ancora fuori dall'emergenza appare chiaro dalla scelta di un tecnico per la scrivania di Quintino Sella, la più potente del governo dopo quella del presidente del Consiglio. Certo Padoan, come molti tecnici, non
disdegna i contatti con la politica, visto che ha collaborato con il governo
durante la presidenza del Consiglio di D’Alema prima e Amato poi. E' stato poi direttore del think tank dalemiano ''Italianieuropei''.
Una consolazione per chi chiedeva un ministro-politico però c'è, e rappresenta un asso nella manica del governo Renzi. Anche se poco conosciuto agli italiani, Padoan gode invece di una buona
visibilità all'estero: ha insegnato in molte università, da Bruges a Tokyo ed è di casa nei vertici internazionali, ai quali ha partecipato proprio come rappresentante Ocse. Di sicuro servirà.
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